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Il tribunale: "Un cane può visitare il padrone ricoverato in ospedale"

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IL CASO

Il tribunale: "Un cane può visitare
il padrone ricoverato in ospedale"

Il provvedimento di un giudice di Varese dopo l'istanza di una donna afflitta da una grave
patologia. Poretti (Radicali): "Si tratta di un provvedimento importante per la nostra società"

di LUCIA LANDONI
Una persona ricoverata in ospedale ha diritto a ricevere la visita del proprio cane, perché “il sentimento per gli animali costituisce un valore e un interesse a copertura costituzionale”. L’ha stabilito Giuseppe Buffone, giudice del tribunale di Varese, consentendo a una donna affetta da gravi patologie di vedere il suo cane in clinica, nonostante il regolamento della struttura lo vietasse espressamente per motivi igienico-sanitari. La donna, incassato il rifiuto del personale medico, aveva deciso di ricorrere alle vie legali e il tribunale le ha dato ragione.La sentenza rimarca “l’evoluzione della coscienza sociale e dei costumi”, in base alla quale il parlamento ha ritenuto che l’affetto per gli amici a quattro zampe “costituisse oramai un interesse da trarsi dal tessuto connettivo della Charta Chartarum” e fa perfino riferimento alla Convenzione europea di Strasburgo. In quest’ultimo documento si afferma che “la legge ha riconosciuto che l’uomo ha l’obbligo morale di rispettare tutte le creature viventi, e in considerazione dei particolari vincoli esistenti tra l’uomo e gli animali da compagnia ha affermato l’importanza di tali animali a causa del contributo che essi forniscono alla qualità della vita e dunque il loro valore per la società”.


In parole povere, i malati possono trarre beneficio dalla vicinanza dei propri animali. 
E quindi ben venga la loro presenza in ospedale. «Quella emessa dal tribunale di Varese è una
sentenza importante per l’intera società italiana – commenta Donatella Poretti, parlamentare dei Radicali italiani – Peccato però che nel nostro Paese si debba ancora andare in tribunale per vedere riconosciuti certi diritti. Confidiamo che questo passo avanti faccia da apripista per modificare il regolamento di Trenitalia, come abbiamo sollecitato con la nostra ultima interrogazione, e anche quello penitenziario, in modo che i detenuti possano ricevere visite dai loro animali»



PROGETTO "A SPASSO CON TE IN CITTA'" www.aspassoconteincitta.com

    PRESENTAZIONE 

"A Spasso con Te in Città" é un progetto culturale attivo presso diversi canili e rifugi italiani che si sviluppa nel 2010 dopo un attento esame di tutti gli aspetti pratici e teorici. Ore di studio e di concertazione portano ad elaborare un'’iniziativa unica nel suo genere in Italia, applicabile a realtà differenti, con uno scopo principale: aumentare l’'indice di adottabilità dei cani ospiti dei canili mediante un percorso completo di educazione urbana. 


   OBIETTIVI 

•   garantire un percorso educativo urbano per i cani ospiti del canile
•   aumentare l’'indice di adottabilità dei cani che partecipano al progetto 
•   favorire l'’integrazione sociale dei cani 
•   aumentare e migliorare la visibilità della struttura canile/rifugio




«Il metodo dog whisperer? E' pericoloso»


www.corriere.it

«USA SOLO FORZATURE E COERCIZIONE, CONSIGLI PERICOLOSI PER I PROPRIETARI DI CANI»

«Il metodo dog whisperer?

 E' pericoloso»

L'associazione Asetra pronta a ricorrere alle vie legali per bloccare la messa in onda dello show di Cesar Millan


«CANI TERRORIZZATI» 
- Nel mirino ci sono i metodi usati da Millan, che secondo Asetra infierirebbe sui cani «asfissiandoli, terrorizzandoli e inducendo i proprietari a pensare giusto utilizzare i suddetti metodi mettendo a rischio la loro incolumità e quella degli animali». Nel proprio sito l'associazione dedica due lunghi interventi al «dog whisperer», manifestando perplessità fin dal nome scelto per lo show, perché tradotto significa letteralmente "l'uomo che sussurra ai cani": «E qui sorge un grosso problema etico in quanto di fatto il soprannome è stato scippato al famosissimo addestratore di cavalli Monty Roberts che ha messo a punto e divulgato il metodo di doma gentile e che, per questo, è stimato e imitato in tutto il mondo». Per i soci di Asetra, invece, «Millan conosce un solo metodo, qualsiasi sia il problema: forzatura e punizione. I risultati, talvolta anche immediati, saranno solo transitori. I suoi metodi sono sbagliati, in alcuni casi pericolosi, e spesso disumani».
MILANO - Personaggio mediatico lo è sicuramente, conduttore televisivo di successo anche. E pure come businessman le cose non gli vanno affatto male. MaCesar Millan, l'uomo da 100 milioni di dollari che negli Usa ha costruito un piccolo impero economico sull'educazione dei cani riottosi, non è quel fenomeno capace di fare miracoli che appare in tv. A sostenerlo è Asetra, l'Associazione studi etologici e tutela della relazione con gli animali, che assieme ad alcuni veterinari comportamentalisti si sta attivando per chiedere la sospensione di «Dog Whisperer» il reality show che da questa stagione va in onda anche in Italia (negli Usa è al sesto anno di programmazione) sul canale Nat Geo Wild. «Eventualmente anche addivenendo alle vie legali» puntualizza la portavoce Laura Borromeo, secondo cui quanto viene presentato ai telespettatori «riporta il mondo del comportamento animale indietro di decine di anni».
COLLARE A STRANGOLO - E ancora: «Mette a rischio la relazione delle persone con i loro cani con “perle di saggezza” con cui catechizza i proprietari, enunciate come rivelazioni di psicologia canina mentre sono invenzioni di pura fantasia, sempre le stesse a spiegazione di qualsiasi problema: 1) Questo cane è troppo amato, date troppo affetto al cane 2) Per questo motivo è diventato “dominante” 3) Dovete “sottometterlo” per rimettere le cose a posto». Nel mirino ci sono anche gli interventi pratici, in particolare il dito è puntato contro l'uso del «collare a strangolo», uno strumento «di solito molto sottile perciò molto funzionale, posizionato subito sulla seconda vertebra cervicale in modo che, tirando anche lievemente, si ottiene un effetto efficacissimo sulla laringe che produce il soffocamento. Abbiamo assistito a episodi di violento strangolamento protratto fino alla perdita della capacità di mantenere la stazione eretta e perfino alla perdita di conoscenza».
«DOMINANZA? NO GRAZIE» - All'Asetra, insomma, non piace il concetto di dominanza, «concetto che, il più delle volte, è completamente fuori luogo proprio nella accezione comune quando si parla di cani e non di lupi, lo somministra a spiegazione di ogni sorta di comportamento negativo il cane stia manifestando, anche quando è palese a un occhio esperto che l’animale sia insicuro, spaventato, stressato, frustrato, talora preda di compulsioni. Come conseguenza immediata il cane, già instabile e che a causa della sua instabilità e insicurezza ha sviluppato strategie inappropriate e inefficaci di interazione con il mondo sociale o fisico, dopo essere stato sottoposto ad abusi psichici e fisici, comprenderà che nel futuro sarà meglio tentare altre strategie, e queste negli animali in preda a stato ansioso e emozioni negative saranno basate o sulla fuga o sull’attacco. E in casa non si può fuggire.»


Molto spesso, troppo spesso, ci troviamo a dover fare i conti all'ingresso di un negozio con il divieto di accesso ai nostri amici pelosi, soprattutto se di taglia medio-grande.
Solitamente il semplice cartello esposto sulla porta del negozio ci fa desistere dall'entrare in compagnia del nostro amico. Ma tutelare i loro interessi significa anche opporsi a questi vincoli, soprattutto quando sono completamente ingiustificati oppure quando addirittura non sono autorizzati dalla legge.

Vediamo quindi come è regolato l'accesso di animali in locali pubblici.
Esso è determinato dai regolamenti comunali: ogni Comune decide da sè SE e QUANTA libertà di accesso offrire ai cani, poichè ha il diritto di regolamentare autonomamente la materia.
  • Nel caso che nel Comune in questione NON esistano regoamenti in merito  (oppure che all'interno di essi non esista un riferimento specifico all'accesso in luoghi pubblici per l'animale), è necessario fare riferimento alla vostra Legge Regionale sulla tutela degli animali e prevenzione del randagismo.
  • Le leggi regionali a cui i Comuni fanno riferimento, hanno a loro volta come referenti la "Legge Quadro su animali di affezione e prevenzione del randagismo" (281/1991) e il  "Regolamento Nazionale di Polizia Veterinaria".

    Questi stabiliscono che l'ingresso ai cani e altri animali è esplicitamente vietato all’interno di locali in cui si PREPARANO cibi - cucine, stabilimenti di confezionamento etc. -  e negli ospedali. 

    Nelle sale e nei luoghi dove si SERVONO cibi (bar, ristoranti, autogrill, self-service), oppure in locali come gli uffici postali, le banche e via dicendo, invece, il divieto è a discrezione dell'esercente (a meno che non esista una specifica Ordinanza del Sindaco che regoli la questione) e come tale deve essere ESPLICITAMENTE espresso con la pubblica e visibile affissione del relativo cartello (se fatto come si deve, inserendo nello stesso anche il riferimento alla legge). 

    Il tutto ha poi valore SOLO se tale facoltà di non ammettere gli animali all’interno del proprio esercizio pubblico, sia stata preceduta da una comunicazione all’Ufficio competente del comune: mettere un cartello che non abbia alle spalle tale iter, non varrà nulla.
  • Di norma: "i cani nei locali pubblici e nei pubblici mezzi di trasporto devono essere tenuti con la museruola ed al guinzaglio che, qualora vi sia contatto molto ravvicinato con altre persone, non sia più lungo di 1,5-2 metri; i gatti e gli altri animali d’affezione devono essere trasportati in idonei contenitori".

... E se il cartello di divieto non è esposto
  • Se NON esiste un divieto comunale, il cartello non è esposto e non vi fanno entrare, l'esercente è in torto: anche nel caso esistesse un Reg. od Ordinanza Comunali a vostro sfavore, doveva affiggere il cartello (ove si prevede la facoltà di non ammettere gli animali all’interno degli esercizi pubblici, è necessaria previa comunicazione da parte dei titolari all’Ufficio competente): chiamate i vigili e FATEVI VALERE (anche se probabile che alla fine il risultato sia solo una multa per lui e, in futuro, il suo ricordarsi di affiggere il cartello), ricordando che anche i vigili sono tenuti ad accogliere l'esposto ("Omissione d'atti d'ufficio")
  • A volte gli esercenti di bar e ristoranti, potendo scegliere, lasciano aperta la possibilità di accesso agli animali a prescindere - purchè li teniate a dovere: in quel caso fategli una BUONA pubblicità! 
    Se un locale ha molti clienti con animali, non è detto che altre attività concorrenti non decidano di seguirne il buon esempio nell'ottica di ottenere un maggior guadagno.

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